Emergenza cambiamenti climatici: agire subito! | Report IEA

Emergenza cambiamenti climatici: agire subito! | Report IEA


Che per l’ambiente e per combattere i cambiamenti climatici non si faccia abbastanza, ormai, è un dato di fatto. Per le Nazioni Unite siamo già oltre il punto di non ritorno, nonostante gli sforzi messi in atto dalle istituzioni – si pensi al Green Deal europeo, ad esempio – e dai soggetti privati. É troppo poco, e la preoccupazione cresce inesorabilmente (noi italiani siamo i più impensieriti nel Vecchio Continente). L’ennesima possibilità per un cambio di rotta verrà data dalla COP26, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici presieduta in questa occasione dal Regno Unito che ospiterà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre i rappresentanti dei governi e delle attività economiche di tutto il mondo.

A fare il punto della situazione proprio in previsione del 26° vertice è la International Energy Agency (IEA), che con il nuovo World Energy Outlook 2021 intende mettere a disposizione materiale utile per una discussione proficua che vada in direzione della sostenibilità e del contenimento delle emissioni.







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COSA DICE IL DOCUMENTO

In estrema sintesi, la IEA ritiene che la transizione verso una nuova economia energetica (sostenibile) sia attualmente troppo lenta e insufficiente per garantire la neutralità carbonica entro il 2050.

La nuova analisi, che la IEA sta rendendo disponibile gratuitamente online [link in FONTE, ndr], fornisce severi avvertimenti sulla direzione in cui la politica sta gestendo il mondo. Ma fornisce anche un’analisi lucida di come muoversi in modo ben gestito verso un percorso che avrebbe buone possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C ed evitare i peggiori effetti del cambiamento climatico.

E se da un lato solare ed eolico sono in crescita, dall’altro c’è il controsenso di un consumo di carbone altrettanto in aumento, tanto portare quest’anno al secondo incremento più importante della storia delle emissioni di CO2. “L’ostinata incombenza dei combustibili fossili” – come la definisce il direttore esecutivo della IEA Fatih Birol – sta frenando la diffusione dell’energia da fonti rinnovabili. COP26 sarà l’occasione giusta per affrontare questo tema.

GLI SCENARI IPOTIZZATI

Sono due gli scenari che vengono ipotizzati all’interno del documento al di là di quello auspicato Net Zero Emissions entro il 2050, che inevitabilmente portano a diverse conseguenze sulla salute del pianeta e sulla vita dell’uomo.

  • scenario delle politiche dichiarate: se nel corso dei prossimi 30 anni si continuassero ad applicare le politiche attuali – quelle cioè effettivamente in vigore – gran parte dell’aumento della domanda energetica sarebbe soddisfatto da fonti a basse emissioni, ma il livello di emissioni resterebbe costante, senza riportare miglioramenti. La previsione in questo caso è di un incremento della temperatura media terrestre rispetto all’era pre-industriale di 2,6 °C nel 2100. Con questo scenario entro il 2030 si otterrebbe solo il 20% delle riduzioni pianificate.
  • scenario degli impegni annunciati: è il caso in cui le promesse fatte (e gli impegni presi) vengano effettivamente applicate in toto. La domanda di combustibili fossili raggiungerebbe il picco nel 2025, ma entro il 2050 si avrebbe una riduzione del 40% delle emissioni di CO2. Nel 2100 l’aumento della temperatura sarebbe di 2,1 °C.

Mantenendo gli impegni sul clima, da qui al 2050 si continuerebbero comunque a consumare 75 milioni di barili di petrolio al giorno: un dato “positivo” se si considera l’attuale consumo di 100 milioni di barili, negativo se si pensa che nello scenario Net Zero Emissions questi crollerebbero ad “appena” 25 milioni. Segnali promettenti arrivano in questi giorni dalla decisione della Cina di fermare la costruzione di centrali a carbone all’estero: si stima in questo modo un risparmio di 20 miliardi di tonnellate di CO2 da qui al 2050.

SERVONO INVESTIMENTI

Non stiamo investendo a sufficienza per soddisfare il fabbisogno energetico futuro e le incertezze stanno preparando il terreno per un periodo volatile“, afferma il direttore di IEA. Serve dunque “un forte impulso agli investimenti in energia pulita, in tutte le tecnologia e in tutti i mercati. Ma questo deve avvenire in fretta“.

Migliorare l’efficienza, limitare le perdite di gas e installare impianti eolici e solari basterebbero da sole per garantire più del 40% delle riduzioni di emissioni, si legge nel report, “ripagandosi da sole” e contribuendo contestualmente a nuove opportunità economiche e di lavoro.

LE CONSEGUENZE DEL NON FARE SU GOOGLE MAPS

Il progetto si chiama This Climate Does Not Exist: si tratta di un sito web tramite cui le persone possono immaginare quali sarebbero le conseguenze dei cambiamenti climatici… a casa propria. É una provocazione – vuole esserlo – che sfrutta l’intelligenza artificiale alterando le immagini di Google Street View sulla base di ciò che potrebbe accadere qualora non si applicassero le politiche di contenimento di cui sopra.

Come sarebbe la strada davanti a casa mia (o di qualsiasi altro posto al mondo) con inondazioni, smog e incendi? Ecco dunque che il sito ripropone l’immagine di Google (bisogna ovviamente inserire l’indirizzo QUI) con dei filtri applicati da algoritmi (rete generativa avversaria) per una riproduzione del contesto in veste drammatica. L’intento, si diceva, non è quello di mostrare come sarà il mondo nel futuro, quanto piuttosto di aumentare la consapevolezza della popolazione, toccata con questo strumento nelle cose più care (la propria casa, le zone familiari).

Credits immagine d’apertura: Pixabay



Via: HDBlog

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