La voce dei palestinesi censurata su Facebook, i dipendenti chiedono chiarezza

La voce dei palestinesi censurata su Facebook, i dipendenti chiedono chiarezza


Alcuni dipendenti di Facebook vogliono vederci chiaro sui presunti casi di censura dei palestinesi e alleati durante la guerra contro Israele delle settimane scorse, che ha ucciso oltre 200 persone nella striscia di Gaza, tra cui almeno 63 bambini: è in circolazione una petizione, già firmata da 174 persone, che chiede alla direzione indagini approfondite sull’operato dei sistemi di moderazione. Lo riporta il Financial Times.

Gli attivisti e alleati palestinesi in realtà segnalano da tempo che i social network tendono a censurare contenuti pro-Palestina; la situazione è tuttavia sensibilmente peggiorata con l’inizio della guerra. Tra le azioni concrete condotte dagli attivisti c’è stata una campagna di review bombing, come conseguenza diretta del blocco di un hashtag correlato alla moschea di Al-Aqsa.

Come evidenziato dai dipendenti, dalla stampa e da membri del Congresso, e come riflesso dalle nostre valutazioni in calo sugli app store, i nostri utenti e la community in senso più ampio ritengono che non stiamo mantenendo la nostra promessa di proteggere la libertà di espressione sulla situazione in Palestina. [..] Crediamo che Facebook possa e debba fare di più per capire i propri utenti e lavorare per ripristinare la loro fiducia.

In concreto, i dipendenti chiedono un’indagine condotta da un organo indipendente esterno sulle pratiche di moderazione del social – che, ricordiamo, si basano prevalentemente su algoritmi e dipendenti umani di ditte appaltatrici esterne. Si chiede anche che il post del premier israeliano Benjamin Netanyahu che definisce i civili palestinesi dei “terroristi” venga esaminato dal Comitato di controllo, l’organo indipendente istituito dalla società nell’autunno del 2019 che si occupa di valutare i casi più complicati e importanti di moderazione.

Contattato da The Verge, l’ufficio stampa di Facebook ha confermato l’intenzione di aprire un’inchiesta sull’accaduto. Più in generale, comunque, la questione palestinese rimane molto dibattuta nel settore tech: nelle scorse settimane gruppi di dipendenti di Google, Apple e Amazon avevano scritto alle rispettive dirigenze chiedendo di supportare la Palestina, mentre altri chiedevano addirittura la revisione di un contratto relativo al cloud computing del valore di 1,2 miliardi di dollari recentemente firmato con il governo israeliano.



Via: HDBlog

ilportaledelnerd

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