Oppo band: buona la prima, ma c’è margine di miglioramento | Recensione

Oppo band: buona la prima, ma c’è margine di miglioramento | Recensione


Non è un mistero: anche Oppo ha deciso di puntare sul segmento degli indossabili e, tra le altre cose, come ad esempio l’apprezzato Oppo Watch, ha portato in Italia la sua prima smartband dopo averla lanciata in Cina lo scorso anno. Si chiama Oppo Band e arriva in due declinazioni: una Sport, che ho provato io, e una Style, dalle finiture più ricercate e un inserto in acciaio inossidabile.

Ho avuto l’occasione di tenerla per un po’, e dopo qualche settimana d’utilizzo mi sento di dire che questa smartband d’esordio mi ha convinta, ma ci sono margini di miglioramento. Ecco perché.

INDICE

DESIGN E DISPLAY


L’aspetto è quello delle smartband più classiche: un display lungo e stretto incastonato in un cinturino in gomma da 15 mm, che è abbastanza spesso e diventa meno flessibile man mano che ci si avvicina all’alloggiamento del nucleo centrale, senza tuttavia risultare scomodo.

Anche l’allacciatura è la classica delle smartband, con pulsante a pressione ma nessuna sicura (stesso discorso di altre band quindi occhio a non perderla nel corso di qualche attività particolarmente esagitata, a partire dai tuffi). Essendo la prima smartband Oppo, non si parla di compatibilità con altri cinturini, nemmeno con quelli di altri marchi.

Il display AMOLED da 1,1’’ e 126×294 pixel non è tra i più grandi disponibili sul mercato – e questo incide sulla dimensione dei caratteri, un po’ piccolini – risulta leggibile in quasi ogni condizione di luce anche se il sole diretto non perdona e la reattività al tocco è buona; fortunatamente le voci più lunghe del menù non sono “a scorrimento” ma si piazzano su due righe, quindi le dimensioni non costituiscono poi un gran problema. Buona la luminosità, che però si può regolare solo manualmente.

Resiste all’acqua fino a 5 ATM, il che significa che va bene per la doccia e il nuoto, ma non per le immersioni. A questo proposito, peccato per l’assenza di un pulsante, fisico o aptico, che sarebbe risultato utile per navigare più agevolmente nel menù e anche per gestire gli allenamenti acquatici (o sotto la pioggia), quando il touch rischia di essere poco efficace.

Molto bene invece la possibilità di risvegliare la band sia col movimento del polso grazie all’accelerometro che con un tap sul display. Complessivamente, direi che l’aspetto è classico: funzionale, ma non stupisce per futuribilità.

ATTIVITA SPORTIVE E PARAMETRI


A proposito di attività sportiva – tra le finalità per cui nasce la Oppo Band – si può scegliere tra una dozzina di sport classici tra cui corsa all’aperto, corsa al coperto, corsa bruciagrassi, passeggiata all’aperto, ciclismo all’aperto, cyclette, ellittica, canottaggio, cricket, badminton, nuoto e yoga; il tutto personalizzabile tramite app. Soltanto alcuni di questi però hanno delle voci specifiche, come ad esempio il ritmo della corsa o la possibilità di impostare la lunghezza delle vasche per il nuoto.

Per quanto riguarda i parametri si parla di monitoraggio continuo della frequenza cardiaca e della saturazione dell’ossigeno nel sangue, senza dimenticare quello del sonno. Per i primi due è possibile scegliere la frequenza con cui misurare i parametri (ad esempio ogni tot minuti o ogni secondo, con decisive differenze sul consumo di batteria), e devo dire che, confrontandoli con un pulsossimetro, sono risultati abbastanza affidabili, pur ricordando che band di questo tipo non sono dispositivi medici.

Non mancano il promemoria che ricorda di alzarsi dopo aver trascorso troppo tempo seduti e gli esercizi di respirazione; apprezzo l’assenza di presunte misurazioni dello stress e dell’energia residua che spesso si trovano su indossabili del genere, perché rimango sempre un po’ dubbiosa riguardo la loro attendibilità.

MEN E STRUMENTI


Arriviamo al capitolo navigazione interna: non avendo pulsanti fisici, per accedere al menù della Oppo band bisogna affidarsi unicamente agli swipe, che prevedono due possibilità, cioè scorrere in senso orizzontale o verticale.

Scorrendo in senso verticale si accede al menù principale, dove si trovano, nell’ordine: attività giornaliere, sport, frequenza cardiaca, spO2, sonno, respirazione, meteo, strumenti, impostazioni e notifiche (il che fa sì che, scorrendo al contrario, quest’ultima voce sia la prima; comodo) mentre per tornare indietro si scorre verso destra.

Scorrendo in senso orizzontale invece semplicemente si cambia watchface: una scelta che mi pare un po’ un’occasione sprecata, considerata l’immediatezza del gesto e il fatto che cambiare watchface non è certo in cima alle necessità, anche in termini di frequenza, di chi porta una smartband. Inoltre, le watchface disponibili tramite app sono perlopiù decorative, ben poche mostrano dati rilevanti su passi, frequenza cardiaca, obiettivi della giornata e così via; anche perché risulterebbero poco leggibili.

Tra gli strumenti sono presenti funzioni come la gestione della riproduzione musicale, il cronometro, il timer, le sveglie (il cui orario però si può impostare solo da app), il trova telefono e l’otturatore, che funziona bene sul mio Google Pixel 4a.

Come in molte altre band assimilabili mancano invece NFC e GPS integrato, motivo per cui se si vuole tener traccia con più precisione degli allenamenti all’aperto sarà necessario portare con sé lo smartphone, a cui la Oppo Band si appoggia per localizzarvi; cosa che comunque avviene abbastanza velocemente se avrete dato tutti i permessi necessari.

APP E SOFTWARE


La Oppo band è supportata da HeyTap Health, la companion app della casa cinese che gestisce anche l’Oppo Watch; arrivata recentemente anche su iOS, è compatibile sia con l’app Salute della mela che con Google Fit su Android.

Si tratta di un applicativo piuttosto basic: la schermata Home è dedicata alla salute e mostra un quadro generale sulle attività del giorno (passi, allenamenti, calorie, attività), frequenza cardiaca, sonno, SpO2 e registro degli allenamenti; non si può interagire con i grafici. Le altre due schermate sono la Fitness, dedicata agli allenamenti (si può lanciare corsa o camminata) e la Gestisci, dove si trovano le info del profilo e le opzioni di personalizzazione della band, come i quadranti e le impostazioni relative a notifiche, sveglie, aggiornamenti e così via.

Bene le notifiche perché arrivano tempestivamente, ma non ci si può interagire: si può solo leggerle se sono messaggi o rifiutare se si tratta di chiamate; non si può cancellarle singolarmente ma solo in blocco, e sono a senso unico (cioè cancellando una notifica sulla band questa rimane visibile sullo smartphone); le emoji non vengono lette.

AUTONOMIA, PREZZO, CONCLUSIONI


La batteria da 100 mAh promette di durare 12 giorni: premesso che molto dipende dalle funzionalità che si sceglie di tenere attive (su tutte il monitoraggio continuo di SpO2 e frequenza cardiaca) e dalla luminosità dello schermo, con luminosità al 40% e tutte le funzionalità più energivore attive, a me è durata circa una settimana, con un paio di allenamenti.

La band Oppo si ricarica tramite basetta, ma il procedimento non è comodissimo perché ogni volta va tolta dal cinturino per farla aderire bene ai pin; necessità che invece su altre band analoghe è stata finalmente aggirata.

In conclusione, la Oppo Band Sport viene venduta in nero a 49 euro (di listino, ma online si trova già a qualcosa meno), mentre la versione Style a 69 euro in due colorazioni, nero e vaniglia.

Si tratta di un prodotto apprezzabile, in linea con il mercato per quanto riguarda il posizionamento di prezzo. Al netto dell’assenza di NFC e GPS che accomuna tutte le smartband di queste dimensioni, la sostanza c’è, ma si poteva fare qualcosa in più in termini di rifiniture: mi sarebbe piaciuto magari un design più attuale, un display più ampio, e anche la basetta e la navigazione nel menù interno potrebbero essere ottimizzati. Dunque, bell’inizio ma c’è qualche margine di miglioramento.



Via: HDBlog

ilportaledelnerd

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