TSMC: chip in Giappone dal 2024, ma produzione in crisi per tutto il 2022

TSMC: chip in Giappone dal 2024, ma produzione in crisi per tutto il 2022


TSMC annuncia la costruzione della sua prima fabbrica in Giappone per la realizzazione di chip. Non si conosce l’entità dell’investimento che si renderà necessario, ma l’industria tecnologica con le spalle al muro per l’asfissia da chip deve trovare rapidamente delle soluzioni senza guardare troppo ai costi. Semplicemente in questo momento non ha il privilegio di farlo, ingabbiata com’è in ogni ambito nella morsa di una crisi senza precedenti.

Così TSMC è passata all’azione, un po’ per necessità un po’ per liberarsi dalle pressioni di questo periodo. Il CEO C.C. Wei ha comunicato a investitori e azionisti che il progetto ha già ricevuto l’approvazione da parte del governo giapponese e il supporto dei clienti, che potrebbero anche sostenere (vedi Sony) una parte dell’investimento necessario. Nonostante TSMC sia proprietaria degli stabilimenti, il CFO Wendell Huang non ha escluso infatti delle partnership con altri attori o con i clienti.

Del resto la realizzazione ex novo di un impianto prevede, intuitivamente, investimenti ingenti. TSMC, come detto, non ha comunicato le cifre dell’operazione, ma ha negato che sia inserito nei piani di investimento triennali annunciati in precedenza per finanziare i quali sono stati stanziati 100 miliardi di dollari. Sarà un costo extra, insomma, che produrrà i suoi effetti nel 2024, quando è previsto che vada a regime per la prima volta.

IN GIAPPONE CHIP A 22 E 28 NANOMETRI

Lo stabilimento giapponese di TSMC si occuperà della realizzazione di chip a 22 e 28 nanometri. Chi segue da vicino le evoluzioni della tecnologia sa che si tratta di processi produttivi non particolarmente avanzati: l’attuale Snapdragon 888 viene realizzato a 5 nanometri, mentre Samsung ha annunciato di recente i suoi piani di ottimizzazione del processo produttivo che porterà l’azienda ad annunciare chip a 2 nanometri nel 2025 e a 3 nanometri già nel 2022.

Sono evidenti quindi le ragioni per cui non sorprendono i 22 nanometri dell’impianto giapponese di TSMC, ma va detto che non tutti i campi di applicazione dei chip richiedono prestazioni elevate in termini di efficienza energetica. Si pensi ad esempio ai chip utilizzati nelle auto per la guida autonoma o per la gestione dei sistemi di bordo, per i quali il consumo di energia non è un vincolo stringente come lo è sugli smartphone e quindi un chip con un processo produttivo a 22 o a 28 nanometri è più che sufficiente, aiuta a ridurre i costi e a sgravare le linee produttive che attualmente, per gran parte, gestiscono chip per qualsiasi applicazione.







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Comunque per la realizzazione dei chip più avanzati a 5 nanometri si farà affidamento anche sulla fabbrica che TSMC sta realizzando in Arizona, e si sta valutando l’opportunità di costruirne una anche in Germania.

TSMC A REGIME RIDOTTO ANCHE NEL 2022

Il CEO, infine, ha confermato che l’industria dei chip vive uno squilibrio a breve termine per le numerose interruzioni della catena di approvvigionamento causata dal Covid-19. Ormai si può fare poco, ma secondo Wei una delle soluzioni per il futuro può essere quella di correggere l’approccio con cui vengono gestiti gli inventari affinché non si registrino più le gravi carenze attuali di componenti chiave per la realizzazione dei chip.

“La capacità produttiva di TSMC” – ha chiosato il CEO – “rimarrà limitata per la restante parte del 2021 e per tutto il 2022“.



Via: HDBlog

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