Venere, il gemello oscuro della Terra protagonista di una missione ESA-NASA

Venere, il gemello oscuro della Terra protagonista di una missione ESA-NASA


Come mai Venere è diventato quel pianeta infernale e invivibile che più volte abbiamo descritto, mentre la Terra un luogo dove la vita ha prolificato? Eppure dimensioni e composizione dei due pianeti risultano simili, ciononostante l’atmosfera di Venere è tossica, la pressione atmosferica insostenibile, e la sua superficie è un vero e proprio inferno. Questa in sintesi è la domanda a cui la scienza non sa dare una risposta al momento.

Ma presto le cose potrebbero cambiare, infatti, diverse missioni spaziali sono in preparazione e l’obiettivo è utilizzare tutte le tecnologie a nostra disposizione per chiarire fino in fondo le caratteristiche geologiche, atmosferiche e magnetiche di questo misterioso e pericoloso pianeta.

La NASA è in prima linea e con le prossime missioni VERITAS e DAVINCI+ spera di far luce su queste ed altre domande, tra cui la misteriosa e non confermata rilevazione di fosfina atmosferica, un composto strettamente legato ad alcune forme di vita batteriche ma che diversi studi successivi hanno poi smontato e classificato come potenziale errore d’analisi.

Ma l’agenzia spaziale statunitense non si fermerà qui e collaborerà anche con l’ESA in una missione congiunta chiamata EnVision, che proprio di recente ha ricevuto il via libera agli sviluppi.

L’obiettivo è inviare un orbiter, di fatto il primo dell’agenzia spaziale europea a visitare Venere, con a bordo diverse strumentazioni tra cui un radar progettato dalla NASA, che andrà ad affiancarsi alle due missioni sopra citate.

La chiave di tutto sarà appunto lo strumento VenSAR, un radar ad apertura sintetica progettato per effettuare rilevazioni dettagliate della superficie del pianeta. Grazie ad esso potremo migliorare drasticamente le mappature superficiali precedenti, che risalgono alla missione Magellan intrapresa dalla NASA negli anni ’90. Ma questa tecnologia si è evoluta e con VenSAR saremo in grado di rilevare i cambiamenti superficiali tettonici e dell’attività vulcanica, arrivando a risoluzioni molto maggiori di quelle raggiunte con le rilevazioni precedenti.

Si guarderà anche al passato, poiché oltre al radar VenSAR, l’orbiter Envision sarà anche dotato di un ecoscandaglio per analizzare nel dettaglio le stratificazioni del terreno, nonché di spettrometri pensati per analizzare le caratteristiche atmosferiche venusiane. Unitamente alle due missioni NASA sopra citate, EnVision permetterà di raccogliere una mole di dati a cui fino ad oggi non abbiamo avuto accesso.

Il lancio è previsto nei primi anni del 2030, con la prima opportunità nel 2031 e le successive nei due anni a venire. Il viaggio durerà 15 mesi ma saranno necessari altri 16 mesi per raggiungere l’orbita predefinita (220 – 540 km d’altezza). Se tutto filerà nel verso giusto, entro il 2036 cominceranno le operazioni scientifiche.



Via: HDBlog

ilportaledelnerd

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