Aluminium OS: Google prepara la fusione tra Android e ChromeOS — una rivoluzione per laptop e tablet Google sta per unire i suoi due mondi, quello dei Chromebook e dei dispositivi Android, in un unico ecosistema: Aluminium OS. Secondo le ultime indiscrezioni, si tratta di un sistema operativo completamente nuovo che promette di ridefinire il modo in cui usiamo notebook, tablet e mini-PC. Una fusione che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per la casa di Mountain View. Che cos’è Aluminium OS Il primo tentativo di Google di fondere ChromeOS e Android risale al 2018, con il non proprio fortunato Pixel Slate. Da allora, l’azienda ha continuato a lavorare nell’ombra per avvicinare le due piattaforme, portando le app Android sui Chromebook e aggiungendo sempre più funzioni condivise tra Smartphone e laptop. Ma con Aluminium OS l’obiettivo è più ambizioso: creare un sistema operativo unico, basato su Android ma con la solidità e la produttività tipiche del mondo desktop. Il nome “Aluminium” non è casuale: richiama Chromium, il progetto open source da cui derivano Chrome e ChromeOS, ma suggerisce anche un nuovo livello di compattezza e forza. Durante il recente Snapdragon Summit di Qualcomm, Rick Osterloh – vicepresidente senior di Google per i dispositivi e i servizi – ha confermato che ChromeOS e Android “diventeranno una cosa sola”. L’obiettivo dichiarato è “portare Android nel mercato dei PC” grazie alla collaborazione diretta con Qualcomm, il colosso dei chip ARM che già alimenta smartphone, tablet e laptop moderni. Un sistema operativo con l’intelligenza artificiale al centro La nuova piattaforma sarà AI-first, ovvero costruita intorno all’intelligenza artificiale. Google vuole fare di Gemini – il suo modello linguistico avanzato – e dell’Assistant evoluto due pilastri fondamentali del nuovo sistema operativo. Osterloh ha spiegato che “stiamo costruendo una base tecnica comune per i nostri prodotti su PC e desktop, portando i modelli Gemini, l’assistente e tutte le nostre app nel mondo dei computer”. Questo significa che funzioni come l’assistenza intelligente, la generazione di contenuti e la produttività automatizzata saranno integrate a livello di sistema. Aluminium OS diventerà quindi il primo ambiente desktop di Google realmente pensato per sfruttare al massimo l’AI. Una mossa che mette il colosso di Mountain View in diretta competizione con Microsoft Copilot e con l’evoluzione di Windows AI, che negli ultimi mesi ha visto un’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale. Anche Apple, d’altra parte, sta gradualmente avvicinando macOS e iPadOS, tanto che nel 2027 potrebbe arrivare il primo MacBook Pro con touchscreen. Quando arriva e su quali dispositivi Secondo le informazioni trapelate, Aluminium OS dovrebbe debuttare nel 2026, probabilmente durante il Google I/O. L’azienda starebbe già testando il sistema operativo su hardware esistente, e ciò significa che i Chromebook attuali potrebbero essere compatibili con la nuova piattaforma tramite aggiornamento. Un annuncio di lavoro pubblicato da Google menziona esplicitamente Aluminium OS come “basato su Android” e destinato a dispositivi come notebook, tablet, mini-PC e laptop convertibili. Inoltre, il documento parla di tre categorie di prodotto: AI entry, AI mass premium e AI premium. In altre parole, Google punta a una nuova generazione di dispositivi di fascia media e alta, in grado di offrire un’esperienza di utilizzo premium. Il programma Chromebook Plus del 2023 aveva già gettato le basi per questo salto di qualità, ma Aluminium OS promette di spingersi oltre, con una vera e propria evoluzione dell’ecosistema Chrome. Il successore spirituale dei Chromebook Nonostante la trasformazione in arrivo, Google non abbandonerà del tutto i Chromebook. Secondo quanto riportato da Android Authority, i due sistemi coesisteranno per un certo periodo, garantendo una transizione graduale. Questo approccio permetterà agli utenti di adattarsi alle nuove funzionalità senza dover cambiare immediatamente dispositivo. In prospettiva, Aluminium OS mira a colmare il divario tra un sistema operativo desktop completo e la flessibilità di Android, rendendolo perfetto per chi cerca un equilibrio tra lavoro, studio e intrattenimento. Se il progetto dovesse riuscire, Google potrebbe finalmente sfidare sul serio l’egemonia di Apple nel mondo dei tablet premium e di Microsoft nel mercato laptop. Cosa resta ancora da scoprire Il nome “Aluminium OS” non è ancora ufficiale. L’annuncio di lavoro lo cita anche come “Android Desktop” o “Aluminium ChromeOS”, segno che il branding definitivo non è stato deciso. Non è escluso che Google mantenga il marchio “Chrome” per sfruttare la sua forte riconoscibilità. Resta poi da capire come sarà l’interfaccia. Sarà più vicina a quella di Android o a un sistema operativo desktop tradizionale? Quanto sarà personalizzabile? E soprattutto: quale sarà il livello di compatibilità con le app Android e i servizi Google? Le aspettative sono alte, ma la direzione è chiara: un ambiente integrato, fluido e potenziato dall’AI, in cui smartphone, tablet e laptop dialogano senza barriere. Un ecosistema in grado di adattarsi alle esigenze dell’utente grazie all’apprendimento automatico e alla potenza dei chip Qualcomm di nuova generazione. Una rivoluzione nerd in arrivo Se c’è un settore in cui Google ha ancora margine di crescita, è quello dei sistemi operativi desktop. Con Aluminium OS, l’azienda vuole finalmente diventare protagonista, offrendo un’alternativa moderna e intelligente a Windows e macOS. Per la community nerd, questo significa una cosa sola: più libertà, più AI, meno confini tra dispositivi. L’idea di avere un sistema Android completo su un portatile con prestazioni da PC potrebbe diventare realtà entro i prossimi due anni. E se tutto andrà secondo i piani, il 2026 potrebbe essere ricordato come il “Windows moment” di Google. Per ora, non resta che attendere il prossimo Google I/O e tenere d’occhio le mosse del gigante di Mountain View. Una cosa è certa: l’era dei Chromebook così come li conosciamo è al tramonto. All’orizzonte brilla l’alluminio. Fonte originale: Wired.it