NATO, dopo Stoltenberg toccherà a Mark Rutte ricoprire il ruolo di segretario generale

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Il primo ministro dell’Olanda Mark Rutte sostituirà l’attuale segretario della Nato Jens Stoltenberg dopo che Klaus Iohannis, presidente romeno e l’unico altro aspirante alla posizione, ha annunciato il ritiro della sua candidatura.

Il primo ministro dell’Olanda Mark Rutte sostituirà l’attuale segretario della Nato Jens Stoltenberg dopo che Klaus Iohannis, presidente romeno e l’unico altro aspirante alla posizione, ha annunciato il ritiro della sua candidatura.

Il leader olandese s’insedierà dal 2 ottobre, giorno in cui scadrà il mandato (in proroga) dell’ex premier norvegese. Rutte vanta una lunga carriera politica e diplomatica. La sua nomina è stata accolta positivamente per la sua esperienza e capacità negoziale.

Rutte: il profilo

Olandese, 57 anni, Mark Rutte è figlio di un commerciante che lavorò nelle Indie orientali olandesi e di una segretaria. Pianista mancato, si è laureato in storia a Leiden ed è stato a capo dei giovani liberali del Partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd).

Per Rutte – che in Olanda si è guadagnato il soprannome di ‘teflon’ perché “ogni attacco gli scorre addosso” – si tratta del coronamento internazionale di una lunga carriera politica, iniziata nel 2002 dopo gli anni da manager alla Unilever. Il gradino più alto arriva presto, con la nomina a primo ministro nel 2010, il primo a farcela tra le fila del Partito Liberale dopo ben 92 anni in sala d’attesa.

Da allora ‘teflon’ è riuscito a restare saldo in sella nonostante coalizioni di governo variabili e fortune alterne alle urne elettorali, sino al 7 di luglio del 2023, quando ha rassegnato le dimissioni: fatale la crisi scatenata dalla gestione della migrazione, giudicata nei Paesi Passi sempre più fuori controllo. Rutte a quel punto – da premier dimissionario ma pur sempre incaricato degli affari correnti – si è messo ad annusare il vento ed è ben presto emerso come il primo cavallo in lizza per la corsa alla successione, dopo il flop del 2023, che vide i leader costretti a chiedere a Stoltenberg un altro anno del suo tempo (quando il norvegese, ma soprattutto sua moglie, aveva ormai già preparato le valigie).

Il rifiuto perentorio dell’attuale ‘sec gen’ a nuovi rinnovi – “sarebbe un sequestro di persona”, confidava qualche mese fa un diplomatico Nato commentando l’ipotesi di un ennesimo rinvio davanti ai veti incrociati – ha instillato nei 32 alleati il necessario senso di urgenza. Dunque Rutte. A suo favore ha giocato proprio l’abilità dell’olandese a trovare compromessi e a cavarsela in situazioni politicamente impossibili, malgrado la fama di falco dell’austerity con cui tante volte ha dovuto fare i conti anche l’Italia ai tavoli bruxellesi.

Nel pieno della crisi fra Donald Trump e la vecchia Europa, il tycoon ebbe per lui parole lusinghiere: “Mi piace questo tizio!”. Ecco, Rutte può essere una buona assicurazione sulla vita nel caso di un ritorno di Trump alla Casa Bianca. Contro di lui però c’erano altri fattori. Intanto la bassa spesa militare dell’Olanda (poi corretta) e poi la vecchia ruggine con Viktor Orban per le sue affermazioni polemiche sullo Stato di diritto in Ungheria.

Ma ‘teflon’ ha saputo una volta di più uscire dall’angolo, mettendo da parte l’onore e di fatto chiedendo scusa al magiaro per cose del passato. Va da sé che non si tratta di una successione facile: la Nato è tornata centrale, in Europa soffiano venti di guerra, serve sangue freddo e mente lucida.

Mark Rutte: vita privata

Alto 1,94 metri, protestante, celibe, sette fratelli di cui uno morto per Aids, Rutte è noto per la sua vita modesta: vive nella stessa casa dell’Aia che comprò con degli amici da ragazzo, si muove in bicicletta (o al limite con una vecchia Saab), e anche da premier ha continuato a insegnare studi sociali in un liceo una volta a settimana e a portare regolarmente al ristorante indonesiano l’anziana madre (sorella della prima moglie del marito, il padre di Rutte, che nella colonia asiatica fu internato in un campo giapponese).

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