Prosegue la saga del sideloading in Sud America. L'attrice protagonista, neanche a dirlo, è Apple, che in questo capitolo vediamo prevalere in tribunale contro l'Antitrust brasiliano. Prospettiva capovolta, rispetto a quanto era successo a inizio mese, quando un altro giudice aveva dato a Apple il famoso ultimatum di 90 giorni. Entro questo termine, insomma, Apple avrebbe dovuto consentire agli utenti di scaricare e installare applicazioni anche al di là dell'App Store ufficiale.
Alla luce di quest'ultima sentenza della Corte civile federale brasiliana, Apple non verrà costretta ad abilitare il sideloading. Almeno per ora, perché l'autorità di regolamentazione antitrust "Cade" può sempre presentare ricorso. A Cupertino ottengono dunque non una vittoria definitiva, ma l'opportunità di temporeggiare prima della prossima battaglia legale.
Chi non è certamente contento dell'esito è Epic Games, che qualche giorno fa aveva annunciato il lancio di Fortnite per gli utenti iOS in Brasile a luglio. Ora come ora, è improbabile che entro l'estate si giunga a un risultato "soddisfacente" (almeno dal punto di vista degli sviluppatori).
COS' SUCCESSO IN PRECEDENZA
A novembre dell'anno scorso, l'Antitrust del Brasile stabilì che Apple avrebbe dovuto consentire la distribuzione di app per i propri sistemi anche al di fuori dell'App Store, proprio come avviene in Europa. La società avrebbe avuto 20 giorni per conformarsi alla decisione.
Allora Apple presentò ricorso, e un giudice stabilì che l'ingiunzione non era necessaria o urgente, dando all'azienda più tempo per discutere il caso. Dopo un'udienza pubblica con anche Epic Games (tra le altre aziende interessate), il tribunale brasiliano estese il termine a 90 giorni. In quell'occasione, fu fatto anche notare che Apple aveva implementato questa modifica nell'UE senza un "impatto significativo o un danno irreparabile" alla sua attività.
Eppure Apple continua a essere dell'idea che politiche del genere vadano a nocumento degli utenti iOS, danneggiandone privacy e sicurezza. iOS non è mai stato famoso per essere un sistema "aperto" (a differenza di Android), ed è comprensibile che Apple non voglia rinunciare alla sua cifra caratteristica.