Apple e Google rischiano 850 miliardi di multa in USA per via di TikTok

1 week ago 45

TikTok è il nome del social, ed è anche il rumore delle lancette del ban USA che avanzano, con la minaccia che torna ad incombere sulla piattaforma di proprietà della cinese ByteDance. Un'ombra che si allunga anche su Google ed Apple, che hanno riammesso l'app su Play Store ed App Store: tutto col placet temporaneo di Trump, certo, ma il punto è che per il futuro non si possono escludere conseguenze. Per comprendere bene di cosa stiamo parlando, però, occorre ricapitolare gli ultimi atti di una situazione decisamente stratificata e complessa.

LA LEGGE NON VIENE APPLICATA, MA C'

Il 19 gennaio TikTok è stato bandito dagli Stati Uniti, ma non è durata molto: il neo presidente Donald Trump infatti è intervenuto dopo sole 13 ore con un ordine esecutivo che ha momentaneamente ripristinato il social sul territorio statunitense. La scadenza per il ban è stata spostata in avanti, al 5 aprile, data entro cui ByteDance deve ultimare la cessione di TikTok ad un'azienda a stelle strisce per garantirne la sopravvivenza negli USA.

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Invece di innescare un'estensione di 90 giorni della scadenza come specificato nella legge originale per vietare TikTok in caso di mancata cessione, Trump ha invece emesso un ordine esecutivo che ordina al Dipartimento di Giustizia di non applicare la legge per 75 giorni. Ecco: c'è una sottile differenza, ma potenzialmente molto pesante, tra l'assenza di una legge e la sua mancata applicazione. Ed è qui che entrano in ballo le posizioni di Apple e Google.

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Per questa ragione, infatti, in una lettera inviata a Trump nella giornata di lunedì i senatori Edward Markey (D-MA), Cory Booker (D-NJ) e Chris Van Hollen (D-MD) rilevano come le modalità del rinvio del ban possano comportare per i due colossi tech degli oneri considerevoli per aver reintegrato TikTok su Play Store ed App Store. Tecnicamente, sebbene al momento la mossa non possa essere perseguita, resta contraria alla legge che "impone responsabilità alle aziende che facilitano la prosecuzione delle operazioni di TikTok negli Stati Uniti", come si legge nella lettera. Una responsabilità che potrebbe raggiungere cifre astronomiche anche per Mountain View e Cupertino, spingendosi fino a 850 miliardi di dollari.

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E se ora le aziende con ogni probabilità godranno della protezione di Trump, c'è da tenere in conto che i termini di prescrizione per una violazione simile, se riconosciuta, sarebbero di cinque anni: questo significa che anche l'amministrazione precedente potrebbe avere la possibilità di sanzionarla, mettendo quindi Google e Apple in una posizione non proprio comoda, anche se si suppone che non sia negli interessi degli USA punire tanto severamente le proprie eccellenze tecnologiche, specie facendo leva su un'ambiguità legale come quella al centro della questione.

IL TEMPO STRINGE

La lettera dei senatori è quindi probabilmente da leggersi come un invito a Trump a cercare una soluzione diversa rispetto a quella attuata, e cioè collaborare con il Congresso: i repubblicani tuttavia hanno bloccato il disegno di legge "Extend The TikTok Deadline Act". A Trump viene suggerito che, per guadagnare tempo al fine di trovare un accordo, servirebbe invece che i repubblicani facessero retromarcia approvando il disegno.

A meno di due settimane dalla scadenza del 5 aprile, Trump non ha molto tempo per lavorare con il Congresso o il Senato sulla questione, per non parlare di concludere un accordo sull'attività. Anche con le sue ingenti risorse finanziarie, Apple non è affatto un acquirente realistico per il social network. Resta inoltre da vedere se Trump presterà ascolto ai senatori democratici. Lo scenario più plausibile, al momento, è che si arrivi a un ordine esecutivo dell'ultimo minuto per estendere nuovamente la scadenza e prendere tempo.


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